LETTERE DALLA QUARANTENA

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Ciao, è da quando non sei più qui che non parlo con te, e sono passati ormai 12 anni. Pensa, sembra l’altro ieri che eri qui a romper le palle. È da un po’ di giorni che cerco di immaginare i tuoi pensieri, le tue reazioni a tutto ciò che non hai potuto vivere di tutto questo tempo. O almeno credo. Non so, magari in qualche dimensione ci sei e puoi osservare.

Ci sono stati sconvolgimenti che fino ad allora erano davvero impensabili. Credo che anche tu, nella tua convinzione di aver ormai visto tutto in vita, saresti rimasto paralizzato di fronte ad un vero e proprio cambio d’epocale.

C’è stato un crollo finanziario a livello mondiale, è iniziato tutto negli stati uniti ma poi è arrivato inesorabilmente anche qui, con tutte le conseguenze del caso. Qui niente è come lo hai lasciato! Quelle che pensavamo essere difficoltà da superare, oggi sarebbero veramente barzellette.

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Anche io ho dovuto cambiare radicalmente la mia vita, come tantissimi di noi. Ci sono stati governi tecnici, scelte pesanti, escalation di suicidi per via di condizioni economiche e crolli a cui molti di noi non erano abituati.

Ricordi quante volte abbiamo parlato di Europa e di ciò che ci avrebbe “regalato”? La Grecia è fallita ormai da 6 anni e nessuno la aiuta. Vive una situazione sociale inimmaginabile in cui la popolazione non ha più il diritto alla sanità, alla scuola, al lavoro, alla propria dignità. Mentre i soliti signori parlano di equilibri e di rigore!

Ed è da quel 2014 che anche noi qui perdiamo diritti sociali uno alla volta con lo spauracchio greco. L’Italia, quella nazione che ricordi essere una delle nazioni più importanti in Europa e nel mondo è stata ridotta ad un semplice porto di mare che non merita aiuti. Sai, “pizza mafia mandolino” ha colpito ancora.

Molti ancora pensano che sia un periodo di crisi o addirittura che stiamo piangendo tutto in una volta i nostri vizi degli ultimi 70 anni, ma io sono sempre più convinto che questa sia una vera e propria repressione. Non chiedermi perché, so che tu hai sempre pensato che non possa esistere un qualcosa che io non possa scoprire e conoscere.

Già, mi hai sempre sopravvalutato. Ma la verità è che anche io sono solo una formichina al mondo, come tutte le altre, e a noi formichine non è dato sapere cosa qualcosa o qualcuno ha deciso per noi. Forse non bastava, quindi oggi viviamo una vera e propria pandemia… sì, proprio di quelle che pensavamo potessero esistere solo nei film americani. E dire che già vederle sapendo fossero film ti dava fastidio!

C’è la netta sensazione di essere in guerra. Le attività sono chiuse dal governo, tutte tranne quelle di prima necessità. Si vive con guanti in lattice e mascherine per evitare contagi e si può uscire di casa solo con chiara motivazione. È come un perenne coprifuoco in cui anche il megafono delle volanti della polizia ti intimano di stare a casa. Ovviamente tutto normale e necessario per far fronte ad una epidemia che uccide.

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Ma in questi casi la percezione umana va oltre: sembra quasi che da un momento all’altro le strade si possano riempire di militari in tenuta anti sommossa. È l’ennesima prova che stiamo attraversando e questa volta, credimi, non so in quali condizioni ne usciremo tutti!

Siamo smarriti. Ci facciamo forza. Facciamo un po’ come se fosse un periodo che passerà e ci lascerà tornare alla vita di sempre, ma sappiamo benissimo che per molti non sarà così. Ma ciò che spaventa di più forse è la paura di ciò che verrà dopo.

Cos’altro ci aspetta? Quando eri ancora qui tutto era più schematico, lineare. C’erano periodi belli e periodi meno belli più o meno alternanti. Ora invece appare tutto assurdo, imprevedibile. E ogni volta che qualche governo vuole farti credere che il buio è finito arriva una bomba più forte delle precedenti.

Lo so, ti sembra incomprensibile che proprio io – quello che già da molto presto ha superato come fossero difficoltà ordinarie cose che avrebbero distrutto tante persone – oggi mi mostri così poco combattivo. Ma ti giuro, non ho davvero armi per tutto questo.

C’è tanta voglia di scappare, ma scappare dove? Ormai sono un uomo di 44 anni che probabilmente non saprebbe da dove ricominciare altrove; e poi dove? Ormai non c’è posto dove scappare a meno che non tu non sia abbastanza possidente da scappare, che ne so, in Svizzera.

So anche che non avresti mai condiviso la mia scelta di occuparmi di politica attivamente. L’abbiamo entrambi sempre guardata da lontano come una cosa “sporca”, disponibile solo ad una cerchia di potentati per farsi un po’ i cazzi loro, ma come sai non riesco mai a stare con le mani in mano quando qualcosa sfugge al mio controllo, e c’è stata una fase della mia vita in cui ho sentito la responsabilità di far qualcosa nel mio piccolo.

Continuo ad essere la persona di sempre. Cerco di crescere come persona, nella mia conoscenza per rendermi utile a me stesso e magari non solo. Ma oggi, ti assicuro, non basta neppure il mio carattere, quello di chi se si mette in testa qualcosa non si ferma finché non arriva alla meta.

Anche io come tutti in questo momento sono da solo in una barchetta di carta trasportata dalla corrente del fiume, e nessuno sa dove porta né da dove nasce la corrente. Non so quando ti scriverò ancora, ma spero davvero di poterlo fare per raccontarti che tutto è andato nel miglior modo e che finalmente sono sereno, perché in questo momento non so davvero dove sbattere la testa. Vivo giorno per giorno, senza certezze. Ciao, a presto.

Giovanni Brianda

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