LUPIN III – GIACCA VERDE O GIACCA ROSSA?

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di Sabrina Usai

Cosa hanno in comune tra di loro il colore Verde, il colore Rosso e una giacca? Per molti niente. Ma se lo chiedessi a qualcuno della mia generazione – quelli nati tra gli anni ’70 e gli anni ’80 cresciuti a pane e cartoni animati – avrebbero un’unica risposta: Lupin III.

Questo mese di Aprile 2019 verrà ricordato per due avvenimenti, in un certo qual modo collegati tra loro, che riguardano due simboli della Francia. Uno storico e l’altro iconico: il rovinoso incendio di Notre-Dame di Parigi e la morte del creatore del mitico ladro di origine francese, avvenuta qualche giorno prima, ovvero il mangaka Kazuhiko Kato, meglio conosciuto come Monkey Punch.

Lupin, Jigen, Goemon e Fujiko,sono entrati nell’immaginario collettivo come il team di ladri per eccellenza. I più famosi. I più iconici. I più amati.
All’inizio avevo pensato di scrivere su Monkey Punch qualcosa riguardante la sua storia di mangaka. Poi ho pensato che non volevo riproporre la solita biografia che si trova in qualunque pagina di Google o di Wikipedia, ma volevo parlare di quello che hanno rappresentato per me i suoi personaggi. Partendo dai manga per poi arrivare agli anime, o ai “cartoni animati” come ama definirli la mia generazione.

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Lupin

Quello che maggiormente me li ha fatti amare è stata una serie di cose apparentemente in contrasto tra loro. Di Lupin ho amato la visione sempre positiva della vita. «Nel mio vocabolario non esiste la parola “impossibile”» è una delle frasi che ama spesso ribadire anche quando tutto sembra perduto.

Vanitoso come pochi, nonostante venga spesso definito “faccia da scimmia” anche dallo stesso autore, si sente sempre bellissimo e al massimo, dando lezioni di autostima persino al più titolato fra i life coach. E nonostante sia magrissimo, con le orecchie a sventola e una grande bocca, beh… Lupin è un figo per davvero e conquista tutti. Persino il povero Zenigata che, nonostante perda parte della sua esistenza cercando di acchiapparlo, nutre per lui un affetto profondo, tanto da essere spesso l’unico disperato a piangerne le innumerevoli morti (finte, per nostra fortuna!)

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Jigen

Ovviamente non si può pensare a Lupin senza pensare contemporaneamente agli altri componenti della banda. C’è un filo, nemmeno troppo sottile, che infatti lega lui al suo fedele socio Jigen Daisuke, il cecchino infallibile dall’inseparabile cappello.

Di gran lunga è il personaggio che più ho amato e che continuo follemente ad amare. Totalmente opposto al suo più solare socio, Jigen è in apparenza pessimista, misantropo, taciturno e solitario. Ma in realtà si riscopre spesso a non esserlo affatto.

Quello che da sempre affascina di Jigen è proprio il suo essere pieno di contrasti: è un killer ma ha anche salvato molte vite; dice di odiare le donne ma ne ha amate tante; è burbero ma è timido ed ingenuo. Sotto certi aspetti è quello più simile alla maggior parte di noi, appartenenti alla cosiddetta “generazione X”.

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Goemon

Goemon Hishikawa è il più giapponese del trio. Non solo perché è un samurai che impugna la zantentzuken – infallibile katana dalla lama più tagliente di un raggio laser – ma perché è quello di origine nipponica da più generazioni. Se Lupin infatti racconta di essere stato battezzato nelle acque della Senna e Jigen ha ricevuto i suoi natali in America, nei vicoli malfamati del Bronx, Goemon è giapponese in tutto e per tutto.

Disciplina e onore sono la base del suo vivere, salvo rimanere spesso invischiato nelle scorribande ben poco onorevoli dei compari. Goemon è la parte introspettiva di noi, quella più zen. È la concentrazione e l’autocontrollo che ha bisogno di essere coltivato ogni giorno ma che a volte è necessario perdere per non impazzire.

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Fujiko/Margot

Ho tenuto per ultima Fujiko Mine, che molti ricordano come Margot. Quando nell’anime Lupin è passato dalla giacca verde della prima serie a quella rossa della seconda, Fujiko è diventata improvvisamente Margot senza alcun motivo logico, tanto che molti si sono convinti che siano due personaggi diversi. Ebbene la risposta è no: Fujiko e Margot sono la stessa donna

Fujiko è uno dei personaggi femminili più belli in assoluto. Bellissima, sexy e scaltra, libera, indipendente, di un’intelligenza fuori dal comune, completamente diversa dai personaggi femminili dei manga nipponici. Viene spesso odiata a causa dei suoi tradimenti niente affatto rari verso la banda ma allo stesso tempo non si può che amare per le caratteristiche che le sono proprie.

Monkey Punch e le varie serie

Monkey Punch ha creato un gruppo di persone fuori dalla morale e dall’etica, non solo per la cultura giapponese. Ladri, killer, galeotti scampati alla galera in una perenne fuga in giro per il mondo. Le serie anime in particolare sono state per noi una sorta di giro turistico, partendo dal Giappone per arrivare in America, in Russia, in Francia e in Italia, paese che Monkey Punch amava moltissimo.

Inoltre i riferimenti all’Italia sono molto frequenti: dalla mitica Fiat 500 ai trascorsi di Jigen, accolto da una famiglia di mafiosi italo-americana e iniziato all’arte delle armi proprio da un uomo italiano. La quarta serie ha avuto l’Italia come paese di riferimento, partendo da un matrimonio contratto da Lupin con Rebecca Rossellini – personaggio creato appositamente per la serie – capricciosa ereditiera di San Marino. Da qui si snodano una serie di vicende in giro per il nostro paese.

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La quinta serie di Lupin ha avuto come zona di partenza la Francia, riportando il ladro gentiluomo nel suo paese di origine. Questa serie in particolare ha avuto su di me uno strano effetto. Circa una puntata su tre infatti diventa una sorta di “cameo” o “puntata amarcord” – come qualcuno le ha definite – dedicata alle serie precedenti. Una storia autoconclusiva al di fuori della trama principale della serie, in cui Lupin e soci appaiono con le mitiche giacche che hanno caratterizzato le serie precedenti: la giacca verde della prima serie, la rossa della seconda, la rosa della terza e la blu, con piccole variazioni di sfumatura, che ha caratterizzato la quarta e la quinta.

La particolare scelta dell’inserimento delle puntate cameo non ha avuto su di me un effetto piacevole. La sensazione, tutt’altro che simpatica, era quella di ritrovarmi davanti ad una serie vicina alla propria conclusione. Mi ricordo ancora di aver pensato a voce alta e aver detto testualmente: «Non mi piace! Sembra quasi un addio!»

Non ero così distante dalla realtà a quanto pare. La morte di Monkey Punch mi ha attraversata come una lama. Come se una parte di me, partita dall’infanzia e durata fino ai quarant’anni inoltrati, fosse stata tagliata via in un attimo. È stata una sensazione strana, mista a un sacco di emozioni in contrasto tra loro.

Mi piace pensare che la mente fantasiosa e vivace di Monkey Punch sia ancora qui sulla terra a sorvolare il mondo e a tenere d’occhio la sua fantastica banda di ladri. Mi piace pensare che ispirerà ancora qualcuno. E mi piace pensare che prima o poi, un giorno o l’altro, Lupin tornerà di nuovo a far parlare di sé. Quindi state attenti e mi raccomando, lasciate pure in giro l’argenteria, perché in qualunque posto la nascondiate, beh credetemi… lui la troverà!

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2 commenti su “LUPIN III – GIACCA VERDE O GIACCA ROSSA?

  1. E’ proprio come descritto. Anche io ho vissuto così i personaggi e Jigen rappresenta proprio la nostra generazione. Perdere il Maestro è stata una grande perdita. Grazie per averne parlato in questi termini. Analizzate anche le altre pietre miliari della nostra vita. Uomo Tigre, Capitan Harlock ecc. ecc.

    1. Grazie mille Guido,sono molto felice che ti sia piaciuto. Credo che la maggior parte di coloro che hanno amato la banda di Lupin si siano rivisti un po’ in ognuno di loro,una sorta di super eroi senza alcun potere straordinario se non quello di affidarsi totalmente alle loro abilità umane,un miscuglio di intelligenza,furbizia e goffaggine che riesce a vincere su dosi massicce di sfiga quotidiana. Un po’ come tutti noi col capo ufficio al posto di Zenigata! ;D

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