L’AMICO DA RITROVARE (ETERNAMENTE)

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di Francesca Arca

La “giornata della memoria” nelle parole di Fred Uhlman.

In un’orda di immagini e parole più o meno sconnesse che in una giornata come oggi riempiono teste, giornali e social network, tuonano le frasi di un libro piccolo, breve, grandioso e pericolosissimo.

Fred Uhlman sosteneva che si possa sopravvivere solo con un libro e con uno soltanto. “L’Amico Ritrovato” e la sua capacità di sorprendere sono sopravvissuti all’odio, al revisionismo, all’incapacità di pensare, perfino alla noia dei banchi scolastici e all’indifferenza. Sopravvivrà anche a ciò che stiamo vivendo oggi.

Ascoltare e “sentire” interi passi, riletti in una libreria gremita per l’occasione, è qualcosa che apre il cuore alla speranza. Nessun sensazionalismo, nessuna autoreferenzialità, nessun tentativo di induzione. Bastano le parole crude e semplici di un libro per mostrare ciò che tutti dovremmo sapere da tempo.

Luana Mulas e Giuseppe Salaris durante la lettura alla Libreria Dessì

Non c’è il pietismo peloso, non c’è il proclama, non c’è l’immagine cruda. Solo la parola scritta. E letta. Ad alta voce. Non ci sono corpi martoriati, non ci sono descrizioni di torture, ché siamo già assuefatti a ciò che di brutto il mondo riserva alle vittime! Parole nude. Rapporti. Scambio. Nomi, storie, vite.

Ci servono domande. Siamo troppo abituati alle risposte. Quanto siamo capaci di ritrovarlo eternamente quell’amico perduto nella storia? Quanto crediamo che ci sia stato amico sul serio? Quanto siamo capaci di sopportare le parole? Ci sono stati quelli che i libri li bruciavano, quelli che li brucerebbero ancora, quelli che li leggono ma è come se non li avessero letti e quelli che li usano per decorare le librerie.

Eppure dopo decenni un piccolo libro diventa pericoloso e bellissimo perché mette l’individuo al centro e ci ricorda che il passato non è passato e che la natura umana è feroce e indecente, la memoria è corta e lacunosa, il ricordo diventa sfumato e prodotto di consumo.

Come giustamente ha detto Daniele Salis alla fine della lettura organizzata dall’Associazione Il Colombre presso la libreria Dessì: «Bisognerebbe riflettere sui campi di concentramento che ci sono anche oggi, tutti quanti, in particolar modo quelli che ci portiamo dentro.»

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