DI SOGNI, CONIGLI E LUMACHE

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di Maurizio Casu

Aprii gli occhi, in mezzo ad una strada, circondato da conigli, centinaia di conigli saltellavano intorno a me.

A pochi metri dal mio punto di osservazione si poteva scorgere un furgone ribaltato su un lato. Il mio orologio da polso segnava le 20:15. Un uomo, che doveva essere l’autista, urlava. Disperato tentava di sollevare il mezzo mentre piangeva come un bambino.

Un allevatore di conigli, pensai, poi mi resi conto che una macchia di sangue si allargava sull’asfalto. I conigli si disperdevano per la via mentre un’anima aveva lasciato questo mondo. Un gran frastuono mi investì, come se fossi uscito in quel momento da una bolla. Sirene di ambulanze, vigili del fuoco, polizia, vociare di persone.

Guardai l’ora, le 20:15. Riflettei un attimo sul da farsi. Cosa avrei potuto raccontare? Non avevo visto nulla, non ricordavo nulla. Decisi di andare via. Un passo. Uno scricchiolio. L’autista urlava. Una lumaca giaceva sotto la suola della mia scarpa ed un’altra si trovava ad un passo da me. Con un balzello mi spostai verso sinistra e ruotai su me stesso. I conigli scappavano.

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Vidi il furgone, la macchia di sangue e una scarpa. Una scarpa identica alla mia. Una scarpa, con una lumaca spiaccicata sulla suola. Sollevai il piede destro. Poi il sinistro. Niente. Una strana inquietudine mi assalì. Davanti ai miei piedi si presentavano ora due lumache, integre. Le scansai con attenzione. Come se fosse una questione personale. Una questione di vita o di morte.

Iniziai a correre, affannosamente, ad intervalli regolari incontravo sul mio cammino quelle maledette chiocciole, come se seguissero una regola fissa. Le saltavo e quelle mi osservavano curiose, con le loro corna, guardavano verso l’alto, ammiravano le mie suole sorvolare i loro gusci fragili.

Si facevano beffe di me. Un uomo grande e grosso, spaventato da delle minuscole lumachine, che soddisfazione dovevano provare. Viscide, diaboliche. Inciampai sul primo scalino che portava al mio appartamento, mi rialzai, sporco, sudato. Ancora pochi scalini. La scarpa, il sangue.

La mia mente tornava all’uomo sotto il furgone. Schiacciato. Aprii gli occhi. Il telegiornale trasmetteva la curiosa notizia di un furgone carico di conigli che si era ribaltato in una via non lontano da casa mia.

Nessun ferito per fortuna, solo centinaia di conigli da recuperare. Dovevo essermi assopito un attimo, dopo una giornata intensa di lavoro. Sprofondato nella mia soffice poltrona. Guardai l’ora, le 20:15.

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