SUL MARE, GLI SQUALI E IL TEMPO CHE PASSA

di Caterina Doro

Ci sono chiari segnali che ti fanno capire che stai invecchiando. No, non sto parlando della forza di gravità. Capita ad esempio quando inizi a portare la “spiaggina” perché è più comoda, quello è un evidente segnale! Oppure se non fai più il bagno perché «l’acqua è troppo fredda – magari lo faccio dopo – ho fatto la piega ai capelli e dopo devo uscire – non mi sento benissimo» Se accade questo, benvenuti nella terza età! Io sono ancora una giovanotta rispetto a queste cose. L’altro giorno ero anche delusa quando ho proposto ai miei figli n.1 e n.2 di comprarci una pistola ad acqua e loro hanno fatto spallucce! Inizi in ogni caso a capire che il tempo sta passando quando ti rendi conto di essere diventata schizzinosa su alcune cose: fare il bagno. Magari vorresti… ma inizi a guardare con aria circospetta gli altri bagnanti: che ci fa questa signora sola soletta con l’acqua alla vita? E quel ragazzo lì, con le mani sui fianchi e la faccia troppo rilassata? Lasciamo perdere poi il bambino che urla verso la spiaggia: «Mammaaaaa, devo fare la pipì!» Certo, i primi metri l’acqua è più bassa, è ovvio che abbia quel “color-poco-blu”! Aiuto, devo fare la gincana per meritarmi la mia nuotata! E allora, se il mare è affollato, cerchi di passare vicino a gruppi o coppie di persone. Eh, mica si azzarderebbero! C’è un bagnante al largo che nuota. Mmmh meglio tenersi alla larga anche da lui. Lì realizzi che anche per te la vecchiaia è alle porte.

Ma non è sempre così, ci sono anche cose che rimangono impresse dopo anni. Quell’estate Platamona era un incanto. Chiunque conosca quel tratto di mare sa bene che la bellezza dell’acqua al mattino, viene però a mancare già nel primo pomeriggio. Ma quell’estate non accadde. Il mare era sempre calmo e limpido e creava un’atmosfera speciale e rilassante. Verso le due del pomeriggio poi, arrivava il momento che io avevo preso a chiamare di “calma piatta”. Dopo i lunghi bagni con “brivido” del mattino , mio figlio n.2 ed io, tornavamo agli asciugamani per goderci lui un bel sonnellino, io la pace totale. Calma piatta. Le due del pomeriggio: i bagnanti della sera a quell’ora non hanno ancora rimpiazzato i posti lasciati liberi dai bagnanti del mattino. Sembrava che tutto si svolgesse al rallentatore. Silenzio. Sole alto. Mare piatto. Solo qualcuno in acqua e pigre persone sdraiate. Tutto normale finché con gli occhi rivolti all’amato mare, lo vidi! Ero incredula, ma non poteva che essere davvero così! LUI aveva deciso di bagnarsi le chiappe nei bassi fondali di Platamona! Mi girai alla mia sinistra e incontrando lo sguardo di un signore balbettai: «Ma è uno squalo?» e lui: «Certo, è inconfondibile!» Insieme ci dirigemmo verso l’acqua, per vederlo da vicino, era una calamita! Calma piatta. Ancora. Non so in quanti lo notammo. Ma io e pochi altri sì. Sembrava che volessimo custodire quella meraviglia in silenzio, per non farlo scappare. Avevo l’acqua ai polpacci. Per un attimo non lo vidi più. Anzi no, eccolo! Fece un pezzo di strada ad un palmo da un’ignara signora che passeggiava in acqua-che-fa-bene-alla-circolazione e che non si accorse di nulla. Poi un colpo di coda e nuotò via. Lasciando solo meraviglia e gratitudine per essersi fatto vedere.

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3 commenti su “SUL MARE, GLI SQUALI E IL TEMPO CHE PASSA

  1. diffidare di quelli con le mani sui fianchi mentre sono in acqua! ahahaha una volta ho visto anche io uno squalo ma ero a Villasimius. molto emozionante.

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