BUFALA O NON BUFALA? QUESTO E’ IL PROBLEMA!

di Giovanni Brianda

Ormai siamo alla guerra delle cosiddette Fake News, quelle che se fossimo un tantino meno anglofoni si chiamerebbero bufale. La politica non si confronta quasi più con i contenuti ma a colpi di FN. I social network ne sono il prato fiorito. Alcune sono così grossolane che fanno sorridere, come fossero post satirici; alcune altre purtroppo possono trarre in inganno anche il lettore più attento.
Quello delle FN è ormai un argomento molto dibattuto tra i soggetti politici che a torto o a ragione ritengono di esserne vittima, ma alla fine potremmo serenamente usare un verso di biblica memoria secondo il quale chi non ha peccato scagli la prima pietra. Ormai pare esser stato sdoganato quasi come una chiave di comunicazione vera e propria con il solito comune denominatore del dileggio e che viene utilizzato per creare infondate e spesso anonime notizie fasulle o riscritte in modo fuorviante.

I primi ad essere accusati sono i famosi “webeti” come li chiamerebbe Mentana, ma poi potremmo parlare di Haters o di Trolls. Tutte categorie ascrivibili al mondo virtuale, in specie a quello più rapido, cioè dei social network come Facebook e Twitter. Purtroppo quello di creare FN non è solo un gioco di parte politica ma troppo spesso si è verificato business. Ricordo che qualche tempo fa fu condannato un ragazzino minorenne perché guadagnava oltre 1.000 euro al mese dagli sponsor su un suo giornale web farlocco da decine di migliaia di visualizzazioni giornaliere per false notizie su immigrati di colore che picchiavano e stupravano donne, rubavano e spacciavano dalla mattina alla sera ed impuniti. Insomma ha fondato il suo impero di odio razziale sulla bugia e creando la percezione che le nostre città fossero letteralmente circondate da questo genere di fatti di cronaca nera.
Ma il fenomeno non si è mica fermato qui; perché se la magistratura ha potuto fermare un minorenne che crea sul web un falso giornale e con falsi giornalisti, rimane sicuramente più difficile placare le bufale che ogni giorno imperano su veri e propri giornali web di ridicola attendibilità e monotematici. Purtroppo spesso il lettore tende a cercare la notizia che dà conforto alle sue idee, quindi ad avere uno scarso senso critico verso la notizia e non voler minimamente fare il classico Fact Checking, cioè fare una breve ricerca ed incrociare varie fonti della stessa notizia per verificarne la veridicità, o quanto meno la possibilità che la notizia possa essere coerente con la verità dei fatti.
Ma il vero problema è: c’è davvero una stampa canaglia ed una stampa davvero affidabile? Ho paura che tra l’una e l’altra le differenze si stiano vorticosamente assottigliando! Ogni giorno capita che anche le più autorevoli testate nazionali usino titoloni fuorvianti e scandalistici spesso discordanti con la vera notizia riportata poi nel pezzo, sempre che alche la notizia non sia una classica FN. E’ un sensazionalismo giornalistico evidentemente mercantilistico che se ne fotte di fare informazione e dei principi etici di un giornalista professionista, ma piuttosto cerca di raggiungere gli appetiti del lettore per vendere più copie possibili o, nel caso del web, fare più click possibili.

E’ un vero dramma per chi vorrebbe informarsi ed esser sicuro che ciò che sta leggendo non sia completamente campato in aria. Il lettore deve sempre essere consapevole che un giornale può avere una sua linea editoriale, è normale, e che quindi la sua informazione potrebbe verosimilmente dare una manina ad una corrente politica piuttosto che ad un’altra; ma è terribile quando al di là di questa consapevolezza si leggono titoloni o interi pezzi completamente inventati e che spesso si diffondono in modo virale in tanti altri giornali. Talvolta non è possibile neppure verificare la notizia e anche i siti anti-bufala cadono nello stesso identico tranello. Terribile!
Purtroppo qui ci tocca sfatare anche la tesi di Enrico Mentana che continua a difendere la propria categoria ogni volta che si attacca la stampa italiana anche in base alle classifiche internazionali. Secondo Mitraglietta Mentana c’è una stampa non libera nel senso che le mafie e gli interessi politici cercano di imbavagliare la notizia, ed è vero, ma non si può negare che in Italia vi sia anche una scarsa diffusione di editori liberi dai partiti politici ma soprattutto, forse a causa della crisi economica che coinvolge tutto il settore dell’informazione, la rincorsa al richiamo sensazionalistico a tutti i costi, pur di strappare all’incauto lettore un click o ancora peggio una “condivisione” tra i social!
Una volta davo la colpa al lettore incauto e a chi di proposito va in cerca di notizie che gli diano ragione, ma oggi mi rendo conto che si è creata una vera e propria giungla in cui non esiste quasi più l’informazione ma solo il giornalettismo spazzatura. E spero proprio che presto questa tendenza si possa invertire in qualche modo perché, in un contesto sociale già di per sé di bassa scolarizzazione, una stampa di questo genere potrebbe davvero segnare qualche deriva… intollerabile!

PS: “Nessun giornalista professionista è stato maltrattato per scrivere questo pezzo”

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2 commenti su “BUFALA O NON BUFALA? QUESTO E’ IL PROBLEMA!

  1. Sempre più difficile capire quando si parla di bufala o di notizia e la stampa non aiuta. E’ certo che almeno ci si aspetta che da link del Corriere della Sera o di Repubblica (giusto per fare due nomi a caso) ma alla gente ormai importa poco. Condividono tutto leggendo solo il titolo e non gli importa che sia pubblicato su “il fatto quotiDAINO” o “primagliitagliani.blogspot. vattellapesca.it” l’importante è sentirsi dire ciò che si vuole. La stampa ha delle responsabilità perchè è un sistema che si regge sul vecchiume ma il lettore è del tutto impreparato.

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