DI INFANZIA, SCUOLA, FRATELLI…

di Paola Piana

Sono nata il 22 dicembre e già questo dato mi definisce. Come ho avuto modo di scrivere altre volte, dovrebbe essere vietato dalla legge nascere in prossimità di una festa importante per alcuni motivi molto validi, primo fra tutti il famigerato regalo unico. Chi, come me, è nato nei giorni che ruotano intorno al Natale, conosce bene quella frase il cui tono varia dall’acido zitellesco al bonario nonnesco e che più o meno dice: “Questo regalo vale per entrambe le feste eh!”. Prima di tre figli, ho dovuto lottare con i denti per affermarmi, soprattutto da quando la gioia dell’essere figlia unica morì miseramente dopo neanche un anno e mezzo dalla mia nascita, uccisa dall’arrivo di un fratello! È facile capire quale dramma si sia consumato in un esserino nato principessa e diventato all’improvviso cenerentola senza neanche passare dal via: un figlio maschio è un figlio maschio, non ci sono santi che tengano! Credo che la mia voracità sia nata allora, avete presente quando il parente illuminato di turno se ne esce con la frase: “Questo lo diamo a Tizio perchè è maschietto”, scegliendo il pezzo più buono di qualsiasi cosa commestibile? Ecco, in quei momenti io, per gelosia e per non darla vinta a quello stupido essere arrivato dopo di me al quale, ai miei occhi di bambina, tutto pareva dovuto, mangiavo! Mangiavo tutto ciò che trovavo, avrei mangiato volentieri anche lui, se avessi potuto! Poverino, riconosco ora di avergliene fatte passare di tutti i colori, non lo sopportavo proprio! Non era colpa sua, non sopportavo ciò che rappresentava ai miei occhi! Lui era per me il maschilismo personificato, credo proprio che diventai femminista grazie a mio fratello! È inutile dire che mia sorella, invece, di sette anni più piccola, tra i due litiganti era quella che con due smorfie e due moine otteneva tutto ciò per cui avevo lottato per anni, per lei però non c’è mai stato odio, forse perché ero più grande, forse perché infinocchiava anche me, ma l’ho amata e la amo molto. Superai le elementari senza accorgermene, o forse le ho proprio cancellate dalla memoria! Ho due o tre ricordi indelebili delle elementari. Il profumo fortissimo e pungente della mia maestra con le sue mani enormi che un giorno mi mollò uno schiaffo perché non avevo saputo recitare la poesia. La sapevo, io la sapevo! Ma non aprii bocca e quello schiaffo mi fece così male! Non tanto per il dolore, perché quello non lo ricordo più, anche se mi ci vollero dieci minuti buoni per ritrovare l’assetto verticale, quanto per l’umiliazione subita, la vergogna! La mia maestra è stata l’esempio, il faro da tenere sempre presente negli anni! Quando mi assaliva qualche dubbio, io sono un’insegnante, ripensavo a lei e subito mi appariva chiaro che tipo di insegnante sarei voluta diventare, il suo contrario ! Tutto il suo contrario!
Lei aveva le sue preferite, una in particolare, era bionda, carina e furba, andava sempre da lei a piagnucolare e lei si scioglieva in coccole. Io, invece, ero un cinghialetto già da piccolina, timidissima, non mi sarei alzata dal banco neanche se mi avessero detto che avevo una bomba sotto la sedia! Un altro ricordo, anzi trauma, della mia infanzia furono i capelli! I miei sono ricci, molto ricci, diciamo quasi afro! Mia madre, povera donna, non conoscendo la cultura africana, si ostinava a seguire quella sarda, quindi cercava in tutti i modi di pettinarmeli! Mi faceva la riga da una parte e poi i capelli esplodevano per conto loro, l’unica cosa che restava, come scolpita, era la riga, sembravo un ragazzo di Harlem degli anni settanta! Almeno gli anni erano giusti! Quando poi non ce la faceva più a districare quei “capelli così brutti”, allora mi portava dalla parrucchiera e… zac! In un attimo passavo dai capelli di Michael Jackson dei Jackson 5 a quelli della brunetta dei Ricchi e Poveri! È facile intuire la confusione che passava nella mia testa, anche solo musicalmente! Anche delle medie credo di aver cancellato i ricordi, non è stato un bel periodo ma credo che sia stato così un po’ per tutti, tranne per chi è nato con quella strana malattia che si chiama bellezza e che ha come effetti collaterali la sfrontatezza e la stronzaggine. Alle superiori ho iniziato a far crescere i capelli, sono riuscita anche ad avere la frangia, non chiedetemi com’era! Ho scoperto di essere anche intelligente, meglio tardi che mai! Qualche volta ero pure simpatica! Strana sensazione! Mi piacquero così tanto le superiori che ci restai sei anni ma ne uscii alla grande! Dell’Università e di ciò che accadde dopo, forse parlerò un’altra volta, così come degli amori, per i quali basterebbe un post scriptum. In realtà non so perché mi sia venuto in mente di raccontare la mia infanzia. Forse per il bisogno di mettere un punto, forse perché sento ogni giorno parlare di bambini che soffrono a causa di disagio, di bullismo e altre amenità. Forse per dire che, nonostante tutto, io ce l’ho fatta… Ops vabbè, lasciamo perdere! Forse sarebbe meglio dire perché non sapevo cosa fare!

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