E SE FACEBOOK CHIUDESSE DOMANI?

di Francesca Arca

Se Facebook (e ogni altro social o sistema di messaggistica, ma Facebook in particolare) chiudesse domattina, credo che tre quarti della popolazione mondiale si ucciderebbe nel giro di una settimana. Un suicidio di massa che Jonestown in confronto sarebbe la festa delle medie.

Orde di zombie che sarebbero costrette a parlare con gli altri. Dovrebbero dimostrare in tempo reale di avere argomentazioni, di sapere ciò che dicono rispondendo ad una domanda diretta. Sapete le domande dirette? Quella cosa che in genere viene posta da chi ti sta davanti, e magari ti guarda anche negli occhi, e alla quale devi rispondere facendo appiglio alla tua prontezza di spirito, al tuo bagaglio culturale, alle cose che hai letto, studiato, sulle quali hai riflettuto… e tutto questo senza l’Assistente Google o Siri che cerchino per te una probabile risposta! Sembra impossibile eh? Immaginiamo dunque cosa accadrebbe se foste costretti a ricercare da voi ciò che vi interessa o, ancora peggio, se doveste fermarvi a riflette su “cosa” davvero vi interessa! Non ci sarebbe più una bacheca da vedere, niente più link improbabili di cui leggere solo il titolo, nessun pensiero altrui da rimaneggiare per darci un tono, né frasi ad effetto da postare fuori contesto senza sapere a chi appartengano davvero. Non potreste urlare “buongiornissimo” in strada, non potreste aggredire il vostro prossimo a colpi di peluche graziosi, né lanciare gattini sugli altri. Non avreste gli occhi a forma di cuore, dovreste ridere davvero fino alle lacrime e non potreste spogliarvi davanti al primo che incontrate e rimanere in tanga. Anche perché, spogliandovi, dovreste ricordare interamente la frase di Nietzsche che volete abbinare al colore del vostro reggiseno. Sempre che riusciate a capire come cacchio si pronuncia “Nietzsche”, maledetto baffuto col nome difficile!

Se Facebook chiudesse dovreste avere il coraggio di insultare un perfetto sconosciuto che vi sta davanti. Dovreste cercare di bullizzare chiunque ma la cosa più difficile sarebbe che tutto questo sareste costretti a farlo in perfetta solitudine. Senza una congrega di persone (più o meno ampia) che vi dice quanto siete fighi, stupendi, incredibili, meravigliosi e che invece, in quel frangente, con tutta probabilità farebbe finta di non conoscervi. Dovreste cercarvi un lavoro vero e per scrivere la vostra qualifica sulla carta d’identità dovreste fare uno sforzo in più del cambio di uno status. Vi scontrereste col fatto che nessun ufficio anagrafe permette di scrivere “lavoro presso Dio”. Alla prima avvisaglia di raffreddore dovreste andare dal vostro medico e non vi verrebbe in mente di curarvi il cancro con lo zenzero solo perché ve lo ha detto vostra bisnonna. Dovreste provare ad essere affidabili, preparati, capaci e qualora vi capitasse qualche sfiga non potreste salire su una panchina in piazza e urlare col megafono quanto le persone siano “falze” e “kattive” con voi. Probabilmente vi rendereste conto che gli altri non vi invidiano affatto perché non sanno nemmeno chi siete. E capireste che anche per essere stronzi bisogna metterci la faccia e il cervello. Se poi voleste davvero continuare ad essere identici a come siete sui social… beh, dareste lavoro ad un sacco di reparti di psichiatria. Ma, tranquilli, Facebook mica chiude. Potete continuare a credere di essere il vostro personaggio preferito!

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