SUPERGA

di Tomaso Murzi

La maledizione prese il sopravvento, trasformandolo in una locusta gigante. Lo guardavamo agghiacciati e inorriditi, sembrava un fumetto di Dylan Dog. Erano successe delle cose brutte, prima, ma non le ricordo. Erano successe delle cose molto brutte, prima, ma non le ricordo. Entrai in un pub, quella sera. C’erano molti clienti, sedevano a tavoli di legno e chiacchieravano, le loro parole diventavano tutt’uno col vapore del cibo. Mi passò accanto un tizio che conosco, e che a dirla proprio chiara non ho mai potuto soffrire, anzi, a dirla proprio più chiara, mi sta davvero sui coglioni, ma non è un problema mio, sta sui coglioni a tutti quelli che lo conoscono, non è un problema mio, non è un problema mio, non è un [berretto militare? Deve averlo comperato da poco] problema mio. Mi guardò, disse qualcosa che sembrava un saluto, o forse voleva solo vendermi dei saldatori.
Nel vialetto sotto la mia finestra passa una ragazza, ha un cagnolino bianco al guinzaglio, non la vedo in faccia, e sono contento, perché qualcosa dentro di me dice che le cose brutte sono cominciate per colpa sua.

Due con un sogno fuori
Due con un sogno fuori
Due con un sogno fuori
Due con un sogno fuori

Giulia era contenta, perché le avevano intitolato un parco vicino alla spiaggia. Sorrideva seduta sul muretto. Indossava una maglietta azzurra e delle Superga bianche.

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