DI MIO NONNO, LA GUERRA MONDIALE, LA SIBERIA

di Maurizio Casu

Il cielo è piombo che cola fuso sulle nostre teste, i miei compagni esplodono uno dopo l’altro dipingendo di rosso vivo l’immensa distesa di bianco.

Salvatore corre davanti a me, in questi casi l’unica via disponibile è la fuga.

Tornerò a casa, voglio andare a casa.

– Sebastiano, qui dentro presto!

Ci buttiamo dentro il rudere di una casa che pare rosicchiata dai topi, non abbiamo tempo per pensare, in un attimo prendiamo le scale verso il basso e ci ritroviamo in cantina.

Impauriti, sei occhi ci fissano dal fondo della stanza.

Salvatore alza il fucile.

La donna e il bambino s’inginocchiano sotto un tavolo e l’uomo scuote le braccia in segno di resa.

– Non sparare Salvatore, sono dei civili.

– Ho visto, andiamo via.

I due militari indietreggiano senza perdere di vista i poveretti, che in guerra niente è come sembra.

Alleati che diventano nemici, civili che sparano per la paura.

Appena fuori dal relitto, riprende la guerra. La seconda mondiale.

In lontananza la catena degli Urali, imponenti, enormi.

Inseguiti da aerei rapaci, ci muoviamo ormai privi di forze sperando che tornino presto a salvarci.

Il mondo diventa sfocato e il bianco candido della neve sembra farsi beffe di noi, ansimanti portatori di morte.

Spaventati a morte.

D’improvviso un boato, una luce immensa.

Non sento nessun dolore, vedo solo il tuo volto che urla.

-Sebastiano! No, Dio perché ?!

Non riesco a parlare, ma ti vedo, sei ferito a una gamba.

Mi hanno scoperto, Salvatore, hanno scoperto che non voglio far del male a nessuno.

Vado via, come san Sebastiano trafitto dalle frecce.

Vanno via anche i rapaci al calar della sera.

Vanno via i miei progetti e le mie speranze, ma per fortuna scompare la paura della guerra, mi sento libero, libero di andare.

-Non piangere, torna a casa…

E i tuoi occhi, fissi, di ghiaccio, sulle mie spoglie mortali.

Salvatore Luiu rimase a vegliare il corpo di Sebastiano che non si rialzò a reclamare il martirio. Intorno si accesero i fuochi e iniziò la conta dei morti.

Con il poco fiato rimasto chiamò – Siamo qui!

Vide una sagoma avvicinarsi.

– Siamo qui…

Poi, il buio.

Il sopravvissuto fu portato via, fino al campo. Il medico estrasse un frammento di granata e lo rispedì a casa.

®Riproduzione Riservata

3 commenti su “DI MIO NONNO, LA GUERRA MONDIALE, LA SIBERIA

  1. in questi intolleranti pensieri e’ ben chiaro cosa sia la guerra tanto che quasi e’ palpabile la paura ,la fuga e la…..morte

  2. Esprime l’orrore della guerra in modo così poetico non è facile. Gli intolleranti veri la rivorrebbero ma voi “intolleranti” sapete esprimere ciò che va espresso. Complimenti.

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